Due post, questo da Nonsosescendo e quest'altro da Asa_Ashel mi hanno portato a ripensare a quando ero piccolo, al periodo in cui ancora non andavo a scuola. Ho ricordi abbastanza nitidi della mia infanzia, trascorsa quasi per intero non nella grande città in cui sono nato, ma al paese di mia mamma, all'imbocco della valle del Piave, sul confine delle provincie di Belluno e Treviso.
Credo che per un bambino crescere in campagna sia una fortuna: l'ambiente infatti non solo è più sano, ma anche infinitamente più stimolante di quello cittadino; si conoscono tutte le piante e gli animali, si ha la percezione chiara del trascorrere delle stagioni, si ha modo di correre e di giocare all'aperto, di fare esperienze sconosciute ai bimbi di città, come accudire gli uccellini caduti dal nido, costruire capanne con teli e tavole vecchie e arredarle poi con le cassette di legno e le vecchie pentole trovate in cantina.
Ai bimbi poi basta poco per divertirsi: a me piaceva ad esempio accompagnare mia nonna a messa nella chiesetta di Sant'Antonio per poter cantare il "Si quaeris", del quale ovviamente non capivo una parola ma sapevo rendermi partecipe assemblando più o meno a caso le sillabe in base alle assonanze (e probabilmente non ero nemmeno il solo a farlo...); mi piaceva guardare mio zio sventrare i conigli e le galline, proprio io che da adulto non reggo alcun tipo di scena o di immagine violenta, e questo credo che accadesse perchè, di fatto, agli occhi del bambino non appariva nessuna violenza, solo il compiersi di un destino, scontato e ineluttabile, attraverso la ritualità di azioni che mi affascinavano perchè mi svelavano le cose nascoste, potevo vedere gli animali da dentro (come tentai poi di fare con il bambolotto di cui ho scritto da Gan), capire la realtà celata dalle forme ( e non mi ponevo il problema di immedesimazione con le sofferenze che potevano provare le bestiole: lo facevo magari con altri animali ma con i conigli e le galline, in quelle circostanze, no).
Di quel periodo sono rimasti alcuni giocattoli sparsi nelle case di famiglia, e qui da me solo il quaderno dell' ultimo anno dell'asilo, scritto e disegnato probabilmente con entrambe le mani, perchè essendo nato mancino ho dovuto subire la correzione "a destra", ché in un asilo retto da suore mica si scrive con la mano del diavolo; il disegno più bello del quaderno, guarda caso, era a soggetto religioso: rappresenta Adamo, Eva, l'albero dei frutti proibiti ed il serpente tentatore, ed è questo qua sotto.

(Per notizia, devo aggiungere che le suore non riuscirono a correggermi completamente: imparai a scrivere con la destra, ma per quasi tutte le altre cose divenni praticamente ambidestro o rimasi mancino; questo però penso sia la causa di uno strano inconveniente mentale, in conseguenza del quale spesso, se devo spiegare o comprendere qualcosa in cui si fa riferimento alla posizione destra o sinistra, mi tocca fermarmi un attimo a pensare da che parte stiano l'una o l'altra)
Credo che per un bambino crescere in campagna sia una fortuna: l'ambiente infatti non solo è più sano, ma anche infinitamente più stimolante di quello cittadino; si conoscono tutte le piante e gli animali, si ha la percezione chiara del trascorrere delle stagioni, si ha modo di correre e di giocare all'aperto, di fare esperienze sconosciute ai bimbi di città, come accudire gli uccellini caduti dal nido, costruire capanne con teli e tavole vecchie e arredarle poi con le cassette di legno e le vecchie pentole trovate in cantina.
Ai bimbi poi basta poco per divertirsi: a me piaceva ad esempio accompagnare mia nonna a messa nella chiesetta di Sant'Antonio per poter cantare il "Si quaeris", del quale ovviamente non capivo una parola ma sapevo rendermi partecipe assemblando più o meno a caso le sillabe in base alle assonanze (e probabilmente non ero nemmeno il solo a farlo...); mi piaceva guardare mio zio sventrare i conigli e le galline, proprio io che da adulto non reggo alcun tipo di scena o di immagine violenta, e questo credo che accadesse perchè, di fatto, agli occhi del bambino non appariva nessuna violenza, solo il compiersi di un destino, scontato e ineluttabile, attraverso la ritualità di azioni che mi affascinavano perchè mi svelavano le cose nascoste, potevo vedere gli animali da dentro (come tentai poi di fare con il bambolotto di cui ho scritto da Gan), capire la realtà celata dalle forme ( e non mi ponevo il problema di immedesimazione con le sofferenze che potevano provare le bestiole: lo facevo magari con altri animali ma con i conigli e le galline, in quelle circostanze, no).
Di quel periodo sono rimasti alcuni giocattoli sparsi nelle case di famiglia, e qui da me solo il quaderno dell' ultimo anno dell'asilo, scritto e disegnato probabilmente con entrambe le mani, perchè essendo nato mancino ho dovuto subire la correzione "a destra", ché in un asilo retto da suore mica si scrive con la mano del diavolo; il disegno più bello del quaderno, guarda caso, era a soggetto religioso: rappresenta Adamo, Eva, l'albero dei frutti proibiti ed il serpente tentatore, ed è questo qua sotto.

(Per notizia, devo aggiungere che le suore non riuscirono a correggermi completamente: imparai a scrivere con la destra, ma per quasi tutte le altre cose divenni praticamente ambidestro o rimasi mancino; questo però penso sia la causa di uno strano inconveniente mentale, in conseguenza del quale spesso, se devo spiegare o comprendere qualcosa in cui si fa riferimento alla posizione destra o sinistra, mi tocca fermarmi un attimo a pensare da che parte stiano l'una o l'altra)
7 commenti:
Oddio... guarda quel quaderno, quelle cornicette....
Anche qui da me le galline e i conigli facevano una brutta fine... a ben pensarci la fanno tutt'ora... la mia Nonna è una Terminator...
Ma di orto, piante e simili non ci capisco proprio una mazza...
Leggere questo post è stato come guardare la mia infanzia allo specchio. Addirittura S.Antonio, poi!
Mio nipotino fa l'ultimo anno di asilo, ma loro non usano quaderni, chissà perché: le maestre li fanno disegnare su fogli volanti, così le cornicette non sanno nemmeno cosa siano. Io invece ne ero fanatico. Alcuni avevano un album di pattern che si chiamava "Roselline", e le cornicette le copiavano da lì. Li invidiavo molto, e chiesi in casa di comprarmelo. I miei genitori non vollero: "Sai che soddisfazione, così le tue cornicette saranno uguali a quelle degli altri. Inventale tu, almeno saranno originali e solo tue". Capii in seguito quanto avessero ragione.
...spero di non sconvolgere nessuno nel rivelare che della mia infanzia non ho alcun ricordo. Niente, zero, buio totale...
però sono solidale con Lei per quanto riguarda il distinguere la deestra dalla sinistra: la sinistra è il lato del braccio con l'orologio, quindi se devo dare indicazioni per strada lo faccio sempre aiutandomi con il braccio sinistro. Ma essendo destro in tutte le altre cose, apparentemente non ho giustificazioni...
Mai avuto quaderni all'asilo, solo fogli sparsi di cui qualcuno salvato dall'oblio.Il suo background di campagna si vede soprattutto dalle radici dell'albero, i bambini di città tendono a disegnare una linea retta alla base del tronco. Noto poi quanta importanza dava all'equilibrio cromatico e che da un punto di vista affettivo lei prestasse più attenzione al lato pratico-tattile che a quello formale-visivo.(E' la bionda psicolabile in me che sta scrivendo ora)
La capisco fino in fondo quando parla di quella sorta di sconnessione mentale che le capita dovendo prendere atto di quale sia la parte dx e quale la sx, capita anche a me, visto che da mancino sono stato "accompagnato" alla pratica destrorsa.
@Hedgar
Ho sempre portato l'orologio a destra, quando lo portavo, quindi nemmeno questo mi aiuta istintivamente per la presa cosciente del lato, devo proprio fare il gesto di alzare il braccio corrispondente per dare il messaggio al cervello: chissà quali altri danni avrà causato quella insana pratica di impedire il mancinismo in passato.
ehm, ha un che di inquetante il nome che ha dato al file dell'immagine allegata...
@ Poto: non ho ben capito, ma il quaderno ti ricorda qualcosa?
@Gan: anche a me non comprarono mai "Roselline"!!!
@ Edgar: beh, mi consolo, se capita anche a Lei...
@ Asa : ammazza che commento! Senta, se avessi bisogno di qualche seduta psiconalitica, perchè come potrà intuire, alla mia età SONO PIENA DI PROBLEMI IRRISOLTI, che tariffe mi fa? Sappia poi che non nulla contro le bionde psicolabili.... :)
@ Asa 2: quando arrivo a casa le spiegherò, con specifico post, il perchè di quel nome; intanto non pensi (troppo) male!
LVM in pausa pranzo
Che belle le cornicette!
Neanche io so riconoscere immediatamente destra e sinistra, anzi spesso prendo sonore cantonate.. non ti dico quanto sia felice Tino di avermi come navigatore :D
L'unica cosa che mi aiuta è avere una grande "voglia di cioccolato" nell'interno dell'avambraccio destro... Da piccola mi tiravo su la manica e controllavo prima di dare indicazioni :D
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